Calogero Barba incontra gli amici di Mussomeli


COMUNE DI MUSSOMELI

Assessorato alla Cultura

 

PALAZZO SGADARI

Via della Vittoria, 24

MUSSOMELI CL

 

“Calogero Barba incontra gli amici di Mussomeli”

 

dal 7 al 22 Settembre 2012

 

Inaugurazione Venerdì 7 settembre ore 18,00

 

Mussomeli – Sarà inaugurata Venerdì 7 Settembre alle ore 18,00 la mostra personale dell’artista Calogero Barba. L’evento, inserito nell’ambito delle manifestazioni e delle attività culturali organizzate dal comune di Mussomeli e nello specifico fortemente voluto dall’Assessorato alla Cultura, rende omaggio ad un artista di origini mussomelesi che si è distinto nell’arte, nella ricerca e nella sperimentazione visiva.

Sede dell’evento artistico sarà il complesso monumentale di Palazzo Sgadari situato nel cuore del centro storico, opera architettonica costruita nel Ottocento e ristrutturata nei primi decenni del Novecento, storica sede dell’ex Palazzo Comunale di Mussomeli ed oggi dopo il recente restauro architettonico, utilizzato come contenitore polivalente, in attesa dell’apertura dell’istituendo Museo Archeologico.

La mostra dal titolo “Calogero Barba incontra gli amici di Mussomeli “ è presentata in catalogo da un testo critico dello scrittore e drammaturgo Mario Ricotta che ne delinea e ne traccia l’iter formativo e creativo attraverso i linguaggi della pittura, della scultura e dell’installazione, dalle valenze antropologiche.

L’esposizione raccoglie opere pittoriche e opere digitali di raffinata qualità artistica, prodotte dal 2005 fino ai nostri giorni.

Tre le opere esposte i ritratti della serie “365-uno al giorno”, dipinti ad olio di piccolo formato che ritraggono personaggi illustri selezionati dall’autore e che si caratterizzano per quelle “affinità elettive”, considerate come requisiti minimi dall’artista per essere inclusi nella sua privilegiata galleria di ritratti.

Il volto delle figure occupa l’intero campo visuale della tela, con un sapiente uso coloristico, fatto di precisissimi tocchi di colore che scandiscono con i toni caldi e vibranti le profondità plastiche dei volti, conferendo ad ogni singolo personaggio effetti di “iperrealtà”.

Nell’approccio tematico, Calogero Barba agisce su un rigoroso impianto autoreferenziale, intercalando presenze storiche dell’arte contemporanea con cui stabilisce ipotetici colloqui culturali e confronti sul piano dialettico della pittura come dato antropologico e quindi aperti allo scambio emozionale.

In quest’ottica, l’artista sottolinea e rimarca il ritorno all’evocativa forza visuale della pittura come restaurazione di una espressività ritrovata, nell’era delle tecnologie della Rete globale.

Riconoscendo che i media elettronici stanno sempre più cambiando il modo di vivere e il mondo dell’arte, l’artista decide di riprendersi quella libertà quasi perduta praticando la pittura come modello di visione da non sostituire con quelle delle comunità virtuali.

Ufficio Informazioni

0934 961111

 

orario apertura:

dalle ore 17,00 alle 20,00

   

 

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L’UNIVERSO E I SUOI MISTERI

L’UNIVERSO E I SUOI MISTERI

a cura di Diego Gulizia

Planetarium e osservatorio astronomico di monte Ottavio Montedoro (CL)

dal 10 Agosto al 26 di Agosto
Vernissage: venerdì 10 Agosto alle ore 21,00

Artisti partecipanti:
Calogero Barba, Salvo Bonnici, Marco Bruno, Oscar Carnicelli, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Renato Meneghetti, Letizia Porcaro, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Enzo Salanitro, Alba Savoi, Attilio Scimone, Alfonso Siracusa, Franco Spena, Giusto Sucato, Agostino Tulumello

La manifestazione visiva si svolgerà tra il 10 e il 26 di agosto presso il planetarium e l’osservatorio astronomico di Monte Ottavio di Montedoro, all’interno di una manifestazione che avrà il suo centro la notte di San Lorenzo, il 10 agosto, quando l’osservatorio astronomico del paese resterà aperto, con il suo telescopio a specchi di 60 cm, il più grande della Sicilia, situato in una posizione molto suggestiva, in cima ad una collina, a 600 mt di altezza, per consentire, a quanti ne faranno richiesta, di osservare, supportati dai professionisti che gestiscono l’osservatorio, il fenomeno delle stelle cadenti.

         
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LA PESTE

La Peste

Palermo – Palazzo Merendino – Costantino – Via Maqueda 217

dal 14 luglio al 15 luglio 2012

Nell’ambito dei festeggiamenti della Santuzza palermitana si è svolto l’evento “La Peste”, mostra d’arte contemporanea su progetto di Alessandro Bazan. L’esposizione è stata inaugurata la sera del 14 luglio ed aperta per invito ad un pubblico ristretto, in concomitanza con il Festino di Santa Rosalia.

Mostra di breve durata purtroppo, si è chiusa infatti il 15 luglio 2012, allestita presso i fatiscenti ambienti di Palazzo Merendino-Costantino costruito nel 1785 -1788 su progetto del Marvuglia, sito in Via Maqueda 217, di cui uno dei tre prospetti, a forma semicircolare fa parte di uno dei Quattro Cantoni di Città ovvero il Teatro del Sole opera di Giulio Lasso.

La mostra è rimasta aperta alla pubblica fruizione solo nel giorno di domenica 15 luglio.

Di grande impatto sono state le opere realizzate “site specific” da artisti che hanno occupato gli spazi con opere plastiche, pittoriche, fotografiche, sonore, installative e perfomative, tra recupero della memoria e contaminazione concettuale.

Meno efficaci le opere pittoriche o grafiche di piccolo formato appese o collocate sui muri degradati che non hanno permesso  la leggibilità asettica delle stesse.

L’evento ha dato l’opportunità ai fruitori occasionali di conoscere uno dei palazzi settecenteschi più belli di Palermo che conserva diversi saloni decorati a stucco e affrescati da valenti pittori siciliani come Gioacchino Martorana e Giuseppe Velasco.

 

Il palazzo, di grande importanza storica, saccheggiato e vandalizzato per oltre un cinquantennio di semi abbandono, è ritornato per soli due giorni di pubblico dominio.

Il percorso della mostra ha permesso un momento di riflessione sulle attuali condizioni in cui versano i palazzi storici dell’intera città, al culmine del suo degrado e della sua evidente atavica decadenza, proprio come indica il titolo della mostra, “La Peste” che ha voluto   simboleggiare una condizione nella quale il flagello esiste realmente ancora oggi e impregna tutta l’organizzazione della città, e al contempo si avverte un rinnovato bisogno di un atto culturale forte che la liberi ancora una volta da questo flagello.

Un’azione culturale attivata per mezzo dell’arte contemporanea che si collega alla continuità religiosa che la festa stessa incarna nella sua 388° edizione.

Una parte dei lavori realizzati dagli artisti si sono bene integrati negli ambienti nobili, dalle scale ai vestiboli, dalle nicchie alle stanze dei servizi, opere costruite all’interno delle rovine del Palazzo per dare voce alla condizione in cui esso versa, più che alla singolarità delle opere stesse, nella speranza di sensibilizzare i fruitori dell’evento e spronare tutti ad un cambiamento che si spera debba arrivare.

Calogero Barba

Artisti

Giuseppe Adamo Riccardo Ajossa Sergio Amato Vincenzo Amenduni Paolo Amico Sabrina Annaloro Stefania Artusi Alessandro Bazan Manfredi Beninati Fausto Brigantino Andrea Buglisi Maria Carato Mirko Cavallotto Tania Contorno Francesco Costantino Angelo Crazyone Andrea Curti Francesco Cuttitta Giacomo D’Aguanno Sergio D’Amore Niccolò De Napoli Dimitri Daniele Claudia Di Gangi/Iringó Réti Francesco De Grandi Alessandro Di Giugno Andrea Di Marco Fulvio Di Piazza Martina Di Trapani Teresa Emanuele  Fada Full Fare Ala Beatrice Feo Ezio Ferreri Roberto Ferri Francesco Fontana Cristian Gambino Giulio Gebbia Simone Geraci Nino Giafaglione Linda Glorioso Silvia Glorioso Valentina Glorioso Loredana Grasso Laboratorio Saccardi Salvo Lo Nobile Federico Lupo Nora Lux Andrea Mineo/Dario Lo Cicero Alfonso Montana Sebastiano Mortellaro Arrigo Musti Fabiola Nicoletti Marta Ojeda Fernandez Carla Paiolo Gianluca Paterniti Domenico Pellegrino Per Barcley Nicola Pucci Anna Sefora Quartararo Roberto Rinella Giacomo Rizzo Stefania Romano Fabio Sgroi Andrea Stepkova Francesco Tagliavia Croce Taravella Tindar William Marc Zanghi

LA PESTE un progetto di Alessandro Bazan

Comunicazione: Tiziana Pantaleo

Cura: Salvatore Daví

                  

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BOCS ORIGINI — residenza di Lisa Wade (USA)

BOCS ORIGINI — residenza di Lisa Wade (USA)
a cura di Donatella Giordano

BOCS origini è il secondo appuntamento del progetto ideato da Bocs, un spazio per l’arte contemporanea nato nel 2008 nello storico quartiere portuale di Catania che in quattro anni ha invitato diversi artisti e portato avanti numerosi progetti tra i quali: i site specific ospitati nella sede di Via Grimaldi a San Cristoforo (Catania), la residenza BOCS Origini ad Agira (Enna), il micro festival “Riunione di famiglia” che consisteva in un raduno di alcune realtà no-profit italiane, oltre alla partecipazione ad Artissima Lido 2011 a Torino.

BOCS si propone di ampliare il raggio d’azione locale verso l’estero puntando ad un proficuo scambio culturale, contribuendo in questo modo alla crescita artistica e culturale del territorio siciliano.

Il progetto BOCS origini – che quest’anno si terrà a Canicattì, paese dell’entroterra agrigentino – è una nuova proposta di incontro tra artisti e pubblico che, attraverso la formula delle residenze artistiche internazionali, mira ad attivare una riflessione e un dibattito sui linguaggi e le pratiche dell’arte contemporanea, scegliendo di operare in luoghi del territorio siciliano distanti dai centri più attivi e riconosciuti in questo senso.

Lisa Wade – artista nata a Washington, D.C., U.S.A. – porterà la sua ricerca artistica in uno dei luoghi della Sicilia nei quali è ancora molto forte il valore delle tradizioni. L’artista, interagendo con la popolazione locale, svilupperà un progetto espositivo che sarà inaugurato presso Spazio Arte, a Canicattì (Ag). Il progetto è a cura di Donatella Giordano.

Lisa Wade – Shelter
a cura di Donatella Giordano
BOCS Origini

L’utopia del Ventunesimo secolo è il sogno di uno spazio fluido e attraversabile dove i confini immaginari si travalicano. Gli spostamenti turbolenti che caratterizzano i movimenti migratori contemporanei non si misurano più con le migrazioni avvenute nel secondo dopoguerra, dove aree di partenza e di destinazione erano stabili, ma  si assiste ad un rimescolamento continuo della carta geografica del pianeta.
In questa prospettiva lo scambio fornisce lo spunto per l’emancipazione dell’individuo e dell’umanità. E se da una parte i social network dimostrano che gli utenti internet tendono ad avere reti sociali più ampie dei non utenti e contribuiscono a creare interazione tra persone con interessi comuni, al di là dei confini geografici, dall’altra ci si interroga da anni se il cyberspazio crea effettivamente una maggiore connessione e interconnettività sociale. È nel 1998 che il New York Times pubblica le indagini compiute da ricercatori americani che analizzano gli effetti di internet sulle relazioni sociali. I risultati definiscono il cyberspazio come “un mondo triste e pieno di solitudine”.  Nel 2000 poi un altro articolo del Times presenta la ricerca condotta da due studiosi della Standford University, questa definisce un profilo molto negativo degli effetti sociali di internet, che porta l’utente all’isolamento nelle proprie case e alla perdita di contatto con il proprio ambiente sociale, soprattutto per gli utenti più assidui che oltrepassano una certa soglia di attività online.
Su questo scenario si sviluppa “Shelter”, l’opera che Lisa Wade realizza durante la sua residenza a Canicattì, paese dell’entroterra agrigentino, che tiene conto da un lato dell’omogeneizzazione globale, dall’altro dell’eterogeneità locale del territorio siciliano, già abitato dall’epoca preistorica, conquistato e colonizzato, culla di straordinarie civiltà, area di insediamento dei migranti, terra di forte emigrazione.
Un’indagine sul territorio che apre le finestre su paesaggi destabilizzanti dove il giorno e la notte segnano il tempo e ne determinano la scansione.
Shelter è un bunker moderno, il rifugio dell’uomo comune, il  paradosso di uno sconfinamento racchiuso tra quattro mura dove l’utente può sentirsi al sicuro ad ogni evenienza: in tempi di guerra, per sfuggire da disagi climatici, o all’instabilità economica. L’opera è costituita da cinque video ottenuti da 85 ore di fotografie time-lapse che catturano cinque inquadrature fisse, dal tramonto all’alba di ogni giorno, condensate in 3 minuti ciascuna. Un’operazione di warholiana memoria che rimanda all’immobilismo di “Empire”, un film del 1964 dove l’inquadratura fissa di otto ore consecutive mostra l’Empire State Building.
Analogamente a quanto succede all’utente di internet, che si connette con  il mondo tramite i suoi numerosi dispositivi, così il fruitore all’interno di Shelter può osservare, attraverso false finestre costituite da tre schermi piatti, lo scorrere del tempo registrato in cinque realtà fisiche alle quali non appartiene.
Una rappresentazione della connettività globale dove l’uomo appare inghiottito da ciò che ha prodotto poiché se le nuove tecnologie lo rendono figura attiva nel mondo dell’informazione, allo stesso tempo lo isolano nell’universo privato delle sue scelte.

Donatella Giordano

BIO
Lisa Wade nasce a Washington, D.C. nel 1972, vive e lavora tra Roma e Berlino. Si é laureata in Studio Art (BFA) al Wheaton College in Lllinois nel 1994. Dal 1999-2001 ha conseguito il Masters of Fine Art in Painting all’American University tra Roma, Perugia e Washington D.C
E’ un artista profondamente legata a tematiche socio-politiche, che esprime costantemente un forte messaggio di giustizia sociale. Il suo lavoro è derivato dal eventi attuali che evocano sia l’azione che l’empatia e difendendo la condizione umana connessa all’identità nazionale. Le sue bandiere di Nationbuilding, ibridi di nazioni che non esisteranno mai, parlano di conflitti, di confini e di sofferenza. Il suo progetto, G8, si configura come una critica sulla omogeneizzazione globale, rendendo le bandiere dei paesi del G8 uniformi e monocromatiche. Crea opere simboliche, filtrate da eventi mondiali utilizzando materiali non convenzionali che di per se portano significati ed allegorie decise, che contribuiscono con la loro parte simbolica al discorso iniziato dall’artista. Dal 2007 espone i suoi dipinti, installazioni, e video in America, Europa e Russia. Nel 2010 ha vinto il Celeste Prize International con la sua installazione, Inverted Shelter.
Tra gli eventi più importanti degli ultimi anni ci sono: Sing Sweet Songs of Conviction, Schau Fenster, Berlin/Label 201, Rome (+NY, Mexico City, Belfast, and London), quadratonomade, Palazzo degli Esposizioni, Roma, a cura di centoxcentoperiferia, 54′ Biennale di Venezia, Padiglione Italia- Regione Umbria, Palazzo Collicola, Spoleti a cura di Gianluca Marziani e Vittorio Sgarbi, Fitax1500, Grimmuseum, Berlino, Germania, curato da Tupajumi Fondaution. Giochi di ruolo, Macro/Museo Pietro Canonica, Roma, curato da C16. Mostra dei finalisti: Celeste Prize International 2010, Invisible Dog, Brooklyn, NY a cura di Julia Dragonovic, Do Not Cross the Line, Stazione Porta Nuova, Turin, curato da Luca Vona, One night stand: Anonymous, Envoy Gallery, NY, NY, a cura di Christy Singleton ed Erika Keck, e 46XX: American Artists in Moscow, Salamatina Gallery, NY/Na Solyanke Gallery, Mosca. Tra le ultime mostre personali ci sono: Tar and Honey, Studio Fontaine, Viterbo a cura di Federico Sardella. Empire, Z20/Sara Zanin, Roma a cura di Antonio Del Guercio. Hanno scritto dei suoi progetti ArtReview e Frieze.

PERIODO RESIDENZA
luglio 2012

OPENING
sabato 28 e domenica 29 luglio 2012, 17:00-21:00

LOCATION
“Spazio Arte”, Largo Aosta – 92024 Canicattì (Ag)

INGRESSO
Libero

INFO
+39 349 8654954 • info@bebocs.it • www.bebocs.it

COORDINAZIONE TECNICA
Claudio Cocuzza e Carmelo Alaimo

PATROCINIO
Città di Canicattì

SUPPORTER
SicilCima Srl, Natì Calzature (Etro Spa), Farm Cultural Park

MEDIA PARTNER
City Map, Collater.al, lapis, Radio Lab, Balloon project

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BARBA E RIGGI NELLA PERSISTENZA DELLA SCULTURA

BARBA E RIGGI NELLA PERSISTENZA DELLA SCULTURA

Opere anni ‘80/’90

Caltanissetta – La Galleria Club 70 di viale Conte Testasecca n. 38 ha inaugurato venerdi 6 luglio 2012 alle ore 18,00 l’esposizione dal titolo “Barba e Riggi nella persistenza della Scultura” a cura dell’Associazione Zona Creativa.

Il duo di artisti Barba e Riggi è unito da interessi comuni nella vita e nell’arte, ha approfondito lo studio della scultura negli anni Ottanta all’Accademia di Belle Arti di Palermo, svolgendo in seguito attività espositiva in campo nazionale ed internazionale.

Recentemente i due artisti hanno preso parte alla realizzazione della Porta della Bellezza, Museo all’Aperto di Librino, Catania, installando un’opera monumentale in terracotta refrattaria dal titolo “Gigantessa”.

Nel 2011 hanno partecipato alla 54ª Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Lo Stato dell’Arte, a cura di Vittorio Sgarbi.

In questa occasione i due scultori mostrano il percorso di ricerca plastica affrontato a partire dagli anni Ottanta/Novanta fino ai nostri giorni: elaborazioni plastiche di busti ritratto caratterialmente e formalmente connotate, di figure corpulente e sensuali dalle pose stranianti o in rapporto con altri elementi.

Calogero Barba, artista mussomelese, opera da diversi decenni nell’ambito plastico/scultoreo prediligendo tematiche legate all’uomo e al suo vissuto culturale in rapporto con il suo ambiente. Questo percorso della scultura rivendica una ricerca che ha implicazioni plastico spaziali e formali di tipo personale. Le figure umane o animali rappresentate divengono elementi formali stranianti ma piacevolmente riconoscibili che ricreano atmosfere legate al vissuto dell’artista e a volte anche alla sua coscienza antropologica.

Barba, nelle sue trasposizioni plastiche scultoree, modifica il dettato originario dei corpi, crea opere espanse, inserite in movimentate  forme architettoniche. L’artista studia la scultura attraverso l’elaborazione e la trasformazione della forma umana strutturandone i volumi e le geometrie con una resa armonica e sensuale. Investiga la forma plastica creando tagli spigolosi o morbidi, lineari o curvi, ricercando valori dinamici. Da maestro scultore ricorre all’uso di diversi materiali naturali e tecnologici plasmandoli all’occorrenza in funzione  del soggetto o dell’idea compositiva, quindi, la terracotta, il bronzo, la pietra e la resina sono utilizzati e sfruttati per le proprietà intrinseche, cosi da offrire all’esecutore e al fruitore diversi e inattesi itinerari per lo sguardo.

Giuseppina Riggi, scultrice dalle spiccate doti plastiche, da parecchi decenni ricerca e affronta attraverso il linguaggio scultoreo il tema femminile, in una elaborazione personale figurata nella “Gigantessa”.

Il tema viene sviluppato dall’artista sancataldese attraverso la modellazione di un ciclo di figure femminili possenti e leggiadre che dialogano con lo spazio, dalle quali scaturiscono segni erogeni che sono forme matrici della stessa figura. E’ in questo contesto che l’artista si fa portatrice dell’integrazione dei linguaggi tra segno e materia, tra pittura e scultura.Il corpo della donna preso a pretesto dalla Riggi diviene l’elemento fondante e vitale della materia, rappresentato dal corpo materiale dell’argilla – terra e acqua – nella pienezza delle forme calde e sensuali, forme plastiche che attraverso andamenti morbidi e sinuosi si affermano nel tuttotondo o nel rilievo, concretizzati dall’aria e dal fuoco della terracotta.

Assumono così forme e volumi in composizioni virtuose date da una modellazione forte dell’esperienza che ne valorizza il flusso dinamico con lo spazio. Una sintesi plastica dove si incontrano forme e segni in nome e nel linguaggio della donna.

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LIVRES DE POCHE

Via Ercole Bombelli 22, 00149 Roma – 06.5578101 – 328.1353083

info@artefuoricentro.it  – www.artefuoricentro.it

 

 LIVRES DE POCHE

cura di Loredana Rea

Martedì 26 giugno 2012, alle ore 18,00 a Roma, presso lo Studio Arte Fuori Centro, via Ercole Bombelli 22, si inaugura la mostra Livres de Poche a cura di Loredana Rea.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 13 luglio 2012, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

Sessantadue sono gli artisti:

Minou Amirsoleimani, Caterina Arcuri, Calogero Barba, Anna Maria Battista, Renzo Bellanca, Luisa Bergamini, Franca Bernardi, Tomaso Binga, Sergio Borrini, Antonino Bove, Vito Capone, Lamberto Caravita, Maurizio Cesarini, Primarosa  Cesarini Sforza, Elettra Cipriani, Carmela Corsitto, Angela Corti, Laura Cristinzio, Maria Pia Daidone, Teo De Palma, Adolfina De Stefani, Antonio Del Gatto, Gabriella Di Trani, Elisabetta Diamanti, Yvonne  Ekmann, Anna Maria Fardelli, Vittorio Fava, Fernanda Fedi, Alfonso Filieri, Gianni Fontana, Giancarla Frare, Antonio Freiles, Gino Gini, Salvatore Giunta, Silvana leonardi, Wilma Lok, Salvatore Lovaglio, Vincenzo Ludovici, Giuliano Mammoli, Loredana Manciati, Italo Medda, Rita Mele, Patrizia Molinari, Elena Nonnis, Franco Nuti, Marco Pennesi, Antonio Picardi, Alfa Pietta, Roberto Piloni, Teresa Pollidori, Fernando Rea, Rosella Restante, Marcello Rossetti, Alba Savoi, Marilena Scavizzi, Edith Schloss, Grazia Sernia, Antonella Servili, Elena Sevi, Silvia Stucky, Ilia Tufano, Oriano Zampieri.

Questa nuovo appuntamento espositivo nasce seguendo l’idea di mettere in mostra la complessità di esperienze differenti per formazione, sviluppo ed esiti, ma convergenti nell’esigenza di una ricerca, che a fatica può essere racchiusa nello spazio circoscritto di un libro tascabile. I libri che gli artisti sono stati invitati a realizzare pur nelle loro dimensioni minime rendono visibile infatti la profondità di mondi ricreati attraverso la molteplicità di linguaggi e metodologie di lavoro talvolta tanto diverse da apparire divergenti.

Le opere presenti suggeriscono allora un orizzonte vasto entro cui si colloca la produzione del Libri d’Artista, che parte dai libri in calcografia e arriva fino ai libri-oggetto, per tracciare una mappatura, inevitabilmente non esaustiva, della sperimentazione contemporanea.

 

LIVRES DE POCHE

con il mondo in una tasca

 

Non esiste vascello che come un libro ci sa portare in terre lontane. Né corsiero come una pagina di scalpitante poesia. È un viaggio che anche il più povero può fare senza il tormento del pedaggio. Quanto è frugale la carrozza che trasporta l’anima dell’Uomo.

Emily Dickinson

 

Nel corso del XX secolo il libro, progettato per contenere, in un formato flessibile e mutevole, le tracce e i segni della conoscenza, del pensiero, della memoria e dell’immaginazione, è diventato luogo di sperimentazione e ricerca, tramutandosi da simbolo istituzionale della conservazione e della trasmissione del sapere in sostanza d’arte.

Lo spazio circoscritto dalla forma si è dilatato fino a contenere le innumerevoli possibilità espressive legate alle differenze dei presupposti concettuali e delle soluzioni operative, per infrangere la dicotomia tra soggetto e oggetto. Recepito come opera a se stante è diventato medium autosignificante, a mostrare la complessità della prassi creativa, tracciare altre dimensioni da esplorare con gli strumenti dell’arte e suggerire una lettura diversa, che spinge a oltrepassare i tradizionali confini, imposti dall’abituale fruizione.

Le parole e le immagini, intese come elementi di uno stesso sistema, si sono integrate totalmente e, anzi, sempre più spesso il testo si dissolve per dare voce alla materia o per diventare materia, a rilevare che in un libro, fisicamente circoscritto eppure metaforicamente infinito, i segni degli artisti e le cose del mondo si equivalgono.

Non è difficile comprendere allora i motivi per cui il libro si è trasformato in esperienza fondante dei percorsi allacciati alla contemporaneità, tanto che sempre più spesso è percepito come opportunità di altre esperienze, strettamente connesse a soluzioni linguistiche legate alle individuali tematiche progettuali e alle conseguenti scelte formali, per materializzare l’esistenza di una molteplicità di mondi che in esso possono essere contenuti e magari custoditi in una tasca.

Loredana Rea

 

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Scultura, variazioni sul tema

Scultura, variazioni sul tema

Agrigento – Villa Aurea – Parco Archeologico Valle dei Templi di Agrigento

dal 24 febbraio 2012 al 30 marzo 2012

Agrigento – Si è inaugurata venerdì 24 marzo alle ore 19,00 all’interno del parco Archeologico della Valle dei Templi, presso le sale di villa Aurea la mostra dal titolo “Scultura, variazioni sul tema” a cura di Marina Giordano.   La villa che ospita l’esposizione risale all’Ottocento, fu costruita dall’inglese Alexander Hardcastle. L’evento vede la presenza di quattro scultori di diversa estrazione geografica, gli artisti Giuseppe Agnello, Martin Emschermann, Daniele Franzella e Giovanni Lo Verso, che  affrontano la scultura in direzione neofigurativa, installando nello spazio delle sale opere plastiche dalla calda e forte carica comunicativa emanata tramite la materia.

I protagonisti dell’evento plastico agrigentino agiscono e si muovono nell’area palermitana, area entro cui fiorirono in passato antichi maestri della plastica e della scultura lignea, in marmo e in pietra.

Attenti e dinamici produttori di opere estetiche, spaziano nella sperimentazione della materia e si propongono anche come sensibili operatori didattici in ambito accademico. La presenza attiva di questi maestri della scultura contemporanea siciliana, in un grande centro metropolitano come Palermo, trasferita in un contesto espositivo come la Valle dei Templi, costituisce un’occasione di verifica che conferma la vitalità e la creatività del loro lavoro  sia nel territorio siciliano che in quello nazionale ed internazionale. I quattro autori scelti e invitati dal curatore nel progetto espositivo, percorrono individualmente una ricerca estetica che li porta ad usare materiali e tecniche diverse, dando vita ad opere plastiche sul tema dell’uomo contemporaneo, colpito da logorii quotidiani ed esistenziali.

Giuseppe Agnello, artista racalmutese, da diversi decenni porta avanti una ricerca che indaga l’intimo sentire dell’uomo e la sua esteriorità formale. In questa occasione l’artista espone diverse opere tra cui due coppie, corpi nudi che riecheggiano i nostri antichi avi, figure quasi iperrealiste dalle pose statiche e stranianti nei colori che inglobano materiali naturali, essi stessi natura, manifestano e comunicano il legame con la madre terra, silenziosamente immobili.

Martin Emschermann artista tedesco residente da anni in Sicilia attinge a piene mani dalla storia culturale dell’isola. Le figure di uomini, donne e ragazzi rappresentate plasticamente, sono colte in atteggiamenti quotidiani identificandosi con il luogo d’appartenenza. Evidente la citazione alla scultura siciliana ottocentesca e quella di matrice gaginesca che ritroviamo nelle figure in terracotta collocate su classici piedistalli di forma ottagonale dove include stranianti edicolette.

Daniele Franzella scultore palermitano, indaga e modifica il corpo trasformandolo in contenitore/astuccio/sarcofago dove è sottintesa l’immagine come un‘impronta che attende il recupero della memoria. L’artista inizialmente modella l’opera in argilla rielaborandola successivamente attraverso un’operazione tecnica di formatura, servendosi di materiali tecnologicamente avanzati, ormai in uso nella scultura, in seguito annulla alcuni particolari anatomici della figura per ricercare morbidezze plastiche e soffuse, rese da un’accurata lavorazione manuale della forma e del volume, valorizzate dalla politezza della superficie.

Giovanni Lo Verso scultore palermitano gioca con la moltiplicazione/seriale di volti umani. Studia la figura all’interno di una struttura geometrica tridimensionale dalla forma cubica da cui fuoriesce il volume a bassorilievo, raffigurando espressivi volti/ritratti modellati in terracotta rossa. Ritratti ripetuti tautologicamente in un campo, accostati tra loro per rafforzarne la presenza. Ogni tanto la ripetizione dei volti viene scandita da qualche elemento di colore bianco che ne rompe il ritmo per poi riprendere il percorso tra verticale e orizzontale oltre lo spazio delimitato.

Calogero Barba

             

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LIBIDINE/LIBRIDINE

Libidine/Libridine – Libri d’Artista/Libri oggetto

dal multiplo all’opera unica e al digitale

INAUGURAZIONE SABATO 17 Marzo ore 19,30

Palazzo della Cultura, Cafè letterario, Ex Cortile Platamone, Catania

Si è inaugurata sabato 17 Marzo alle ore 19,30 a Catania, presso il Palazzo della Cultura nelle sale del Cafè Letterario, la mostra sui libri d’artista dal titolo “Libidine/Libridine”,  250 opere della Collezione dell’Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista di San Cataldo CL.

L’esposizione inclusa negli Eventi Collaterali di Art FaCtory 02 gode del patrocinio del Comune di Catania e dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Con la collaborazione del QAL’AT Artecontemporanea che per l’occasione espone il “LibroContiguo”, libro/opera a pagine singole che include cinquanta artisti di livello internazionale.

Il libro d’artista, eredità culturale delle avanguardie storiche del primo Novecento, all’inizio del terzo millennio mantiene il fascino e l’interesse che tanti operatori estetici non si aspettavano. Sicuramente un apporto decisivo è stato dato dalle neoavanguardie degli anni ‘60 e da alcuni operatori che a tutt’oggi praticano il libro d’artista come luogo fisico e mentale dell’espressione artistica che permette una certa libertà creativa non inficiata da leggi di mercato.

Diversi operatori scelgono lo spazio delle pagine per affermare i propri progetti, entrando in quel versante dell’Arte Contemporanea poco conosciuto dalla cultura media che è il “Far Libro” o “Libro Opera” o altro ancora nella definizione dei vari curatori di mostre sul libro d’artista che in questi ultimi anni si sono dati battaglia nella denominazione da coniare e rivendicare.

Il progetto sul libro d’arte nasce dall’esigenza culturale di comunicare al territorio siciliano l’informazione sugli eventi e avanzamenti dell’arte contemporanea.

Un’esposizione sul libro d’artista questa, la cui identità e definizione è tutt’altro che scontata perché il libro d’artista non è né libro né quadro, ma il luogo degli accadimenti mentali e fisici che con il suo contenuto irregolare trasmette informazioni sull’idea dell’arte evidenziando le contaminazioni più svariate tra segni, testo, immagine e materia, da non confondere con il libro illustrato.

Il Libro d’Arte assume nel suo contesto lo spazio della pagina, riattualizzando il proprio messaggio non più solo verbale, ma singlossico e a volte anche plastico.

E’ questa la possibile risposta ai Media Tecnologici del Global Village, alla funzione veicolante del libro come non solo strumento di lettura, quindi la riattualizzazione della comunicazione tramite il nuovo ruolo del libro d’artista, al di fuori dei fenomeni modaioli e consumistici del sistema editoriale massificato.

L’azione sulla pagina come spazio libero avviene aggiungendo, scandagliando, riempiendo o invadendo con inchiostro, colore, tagli, strappi, rammendi, fotografie e materia, attivando una connessione oggettuale della scrittura, elaborando segni, numeri, immagini e altre scritture con i nuovi mezzi tecnologici, superando, se necessario, pure il supporto che per secoli ci è stato tramandato.

Un libro, il nostro, figlio della materia, della penna e del digitale, espressione di multigrafie, di più linguaggi insieme, orientati ad oltrepassare il concetto di esteticità e artisticità di una volta, per ritrovare una nuova dimensione culturale antropologica del libro liber.

Moltissimi gli operatori italiani e stranieri presenti alla rassegna che hanno dato un contributo alla storia dei libri d’artista costruendo una storia italiana e internazionale del Librismo.

Opere di:

Vito Acconci  Vincenzo Agnetti  Pierre Alechinski  Getulio Alviani Giovan Battista Ambrosini Fernando Andolcetti Luciana Anelli Salvatore Anelli Ignazio Apolloni Stefano Arienti  Giorgio Azzaroni  Marco Bagnoli  Nanni Balestrini  Calogero Barba Olivo Barbieri Gianfranco Baruchello Basserode Vanessa Beecroft David Bellingham Carlo Belloli Mirella Bentivoglio Gianni Bertini Joseph Beuys  Tomaso Binga  Julien Blaine Peter Blake Irma Blank Alighiero Boetti Anouck Boisrobert  Christian Boltanski  Lebbe Thierry Bongartes  Achille Bonito Oliva  Jean  FranÇois Bory  Anna Boschi  Rosario Bruno Daniel Buren John Cage Sophie Calle  Sara Campesan   Paolo Canevari Francesco Carbone Eugenio Carmi Ugo Carrega Nicola Carrino Tommaso Cascella Maurizio Cattelan  Alik Cavaliere Guglielmo Achille Cavellini  German Celant  Louis-Ferdinand Céline Lino Centi  Mario Ceroli Sandro Chia  Giuseppe Chiari  Henri Chopin  Giorgio Ciam  Gino Cilio Cosimo Cimino Francesco Clemente  Mario Commone  Pietro Consagra Vitaldo Conte  Tonia Copertino Bruno Corà  Corneille Claudio Costa Corrado Costa Silvio Craia  Enzo Cucchi Filli Cusenza   Roberto D’Agostino Nicolò D’Alessandro Claudio D’Angelo Bruno D’Arcevia Ernesto D’Argenio  Grazia D’Arpa  Augusto De Campos  Harold De Campos  Mario Diacono Antonio Dias Lia Drei Umberto Eco Juan Esperanza Luciano Fabro Alberto Faietti Maria Pia Fanna Roncoroni  Fernanda Fedi Vincenzo Ferrari Luc Fierens Giosetta Fioroni Franco Flaccavento Dario Fo Antonio Fontana Giovanni Fontana Franko  B.  Cesare Fullone Hamish Fulton  Valentina Gaglione  Omar Galliani Toti  Garraffa  Alessandro Gianvenuti  Giacomo  Giardina Piero Gilardi Gilbert &  George Gino Gini Lillo Giuliana Eugen Gomringer  Giorgio Griffa Francesco Guerrieri Dick Higgins Damien Hirst  Rebecca Horn  Paolo Icaro Emilio Isgrò Enrico Job  Allan Kaprow  Ibraim Kodra Joseph Kosuth Jannis Kounellis Ugo La Pietra Ketty La Rocca  Michele Lambo  Andrea Lanini Carlo Lauricella John Lennon Rossella Leone Giovanni Leto Sol LeWitt Oronzo Liuzzi Bruno Locci Daniele Lombardi  Richard Long  Arrigo Lora Totino Ruggero Maggi Luigi Mainolfi Paola Manfrin Flavio Manieri Gian Ruggero Manzoni Umberto Mastroianni Mario Merz Eugenio Miccini Bartolomeo Migliore  Aldo Mondino  Paolo Monti Bruno Munari Magdalo Mussio  Giulia Niccolai Gina Nicolosi  Hermann Nitsch Gianni Novak  Gastone Novelli Arianna  Oddo Claus Oldenburg Yoko Ono  Luigi Ontani  Roman Opalka  Ori Luciano Orlan Ruggero Orlando Maurizio Osti Mimmo Paladino Paolo Pallucco Massimo Palumbo Panamarenko Nicola Paniccia Filippo  Panseca Giulio Paolini Antonio Paradiso Claudio Parmiggiani Luca Patella Enzo Patti Giancarlo Pavanello Penck A.R.  (Ralf Winkler) Giuseppe Penone Salvatore Pepe Michele Perfetti Gaetano Pesce Oscar Piattella Lamberto Pignotti Pino Pinelli  Michelangelo Pistoletto Fabrizio Plessi Franco Politano Concetto Pozzati Arnulf  Rainer Louis Rigard Giuseppina Riggi Mapi Rivera Mirelle Rivier  Mimmo Rotella Marco  Nereo Rotelli Vitantonio Russo  Beppe Sabatino Lucio Saffaro  Salvatore Salamone Remo Salvadori Giovanna Sandri Marc Saporta  Sarenco  Julian Schnabel Vinny Scorsone Roger Seden Silvie & Bruno Maria Sorce Cocuzza Ettore Spalletti Adriano Spatola Franco Spena Fausta Squatriti William Stok Giusto Sucato Joe Tilson  Delfo Tinnirello  Gian  Pio Torricelli Valeriano  Trubbiani  Agostino Tulumello Franco Vaccari Emilio Vedova Emilio Villa Andrea Vizzini Wolf Vostell William Xerra Cesare Zavattini Emiliano Zucchini.

Calogero Barba

Orari: dal lunedì al sabato 9.30-13.00 / 16.00-19.00 Domenica 9.00 – 13.00

Ingresso gratuito.

Organizzazione Dietro Le Quinte Arte Via Carcaci, 19 – Catania (Italy)

                       

                                                

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Art FaCtory 02 Catania

Art FaCTory 02

Grazie ad Art FaCTory 01, Catania ha vissuto una quattro giorni d’arte, con un’ampia offerta di eventi collaterali ed in fiera.

Grande è stato il successo di presenze della prima edizione, che dall’1 al 4 aprile 2011 ha registrato la partecipazione un alto numero di presenze.
La qualità delle opere e le ambientazioni hanno attratto un pubblico molto ampio di appassionati e di curiosi di ogni età.

Art FaCTory 02 si presenta con un nuovo e più ampio progetto, di respiro internazionale, per ospitare nella città di Catania la seconda edizione della mostra mercato.

Art FaCtory 02 COLTIVIAMO L’ARTE

Centro Culturale Espositivo

“Le Ciminiere” Catania

dal 23 al 25 Marzo 2012

Art FaCTory 02|23-25 Marzo 2012, Centro fieristico Le Ciminiere di Catania.

A conferma del grande successo ottenuto con la prima edizione, la fiera d’arte contemporanea Art FaCTory 02 si presenta al suo secondo appuntamento ancora più ricca di partecipazioni, innalzando ancora di più la qualità ed il livello delle gallerie espositrici. Una fiera dal sapore mediterraneo che esalta le preziosità del territorio combinando le ghiotte opportunità che offre il mercato siciliano, confermate dalle elevatissime vendite della prima edizione, ad un efficace e puntuale sistema organizzativo.

La direzione della fiera è di Daniela Arionte, la presidenza è di Lucio Dalla al quale questa fiera è interamente dedicata nel ricordo di questo grande artista. I comitati promotore e scientifico sono la risultante di una selezione di importanti personalità dell’arte e dell’imprenditoria: Comitato promotore: Marco Alemanno – fotografo, Andrea Bartoli – Presidente della fondazione Farm Cultural Park – Favara; Ercole Bartoli – Presidente Fondazione Bartoli Felter – Cagliari, Rossella Pezzino de Geronimo – imprenditrice, collezionista. Comitato scientifico: Paola Forni – galleria Forni Bologna, Franco Politano – Artista, Antonio D’Amico – storico dell’arte, Carmelo Nicosia – Direttore Accademia di Belle Arti di Catania.). Le novità della seconda edizione sono il frutto di un’analisi dei risultati raggiunti e della risposta che il territorio ha offerto l’anno precedente, eccole in sintesi: apertura pomeridiana e serale fino alle 22,00; maggiore presenza di gallerie internazionali, implementazione della campagna di comunicazione, grande partecipazione di riviste di settore, un programma riservato ai collezionisti ai quali l’organizzazione offre un pernottamento e una ricca selezione di eventi dedicati.

Un’importante anticipazione riguarda la presenza e la performance, alla serata inaugurale, dell’artista di fama internazionale Maurizio Galimberti, i cui “ritratti a mosaico” realizzati tramite polaroid o scatti in sequenza hanno ritratto importanti volti del cinema. Un’artista che ha fatto della sperimentazione il suo ambito di ricerca finché non è approdato ad una tecnica che potesse ottemperare alle sue necessità creative e tecniche. Eventi, gallerie d’arte, fondazioni ed editoria, collezioni private di grande prestigio: questo è uno spaccato di un territorio, quello mediterraneo, che offre moltissimi opportunità di promozione dell’arte contemporanea e moderna.

“È un progetto in crescita e di grandi ambizioni che si sta consolidando nello scenario dell’arte contemporanea e moderna. Art FaCTory è ormai un appuntamento annuale che assolve alla necessità di dialogo e confronto di diversi interlocutori del sistema arte: collezionisti, gallerie, fondazioni e interessati. Anche per quest’anno l’accesso alla fiera è gratuito per consentire alla città di fruire liberamente dell’esperienza artistica e culturale alla base del nostro progetto. Catania è una città che ha sete di progetti d’arte contemporanea.” questo quanto affermato dal Direttore Daniela Arionte.

La mostra mercato Art FaCtory 02 sarà aperta: venerdì’ 23 Marzo dalle 16.00 alle 22.00 sabato 24 Marzo e domenica 25 Marzo dalle ore 11.00 alle 22.00. Giovedì 22 marzo 2011 ore 19.00 Preview su invito www.artfactory02.it

Elisa Toscano

Relazioni Pubbliche e Marketing

tel. ufficio +39 095 8363299Cell. +39 3737568363Fax. +39 0952937685

elisa@elisatoscano.it www.elisatoscano.it

Eventi collaterali Art FaCTory 02

17 marzo – 8 aprile 2012 | Inaugurazione 17 marzo 

ore 19.30.

Ritratti dell’anima

Mostra Personale di Domenico Grenci .
Organizzazione: Gallerie d’arte Eleonora D’Andrea (Prato), Movimento Arte (Milano).
Sede: Sale 1,2,3,4,5 Palazzo della Cultura – ex cortile Platamone
Via Vitt. Emanuele 121 Catania.

Orari: lunedì al sabato 9.30-13.00 / 16.00-19.00

Domenica 9.00 – 13.00

Ingresso gratuito.
18 Marzo – 18 Aprile 2012 | inaugurazione 18 marzo 2012 ore 19.30.

India, frammenti d’identità

Immagini di Rossella Pezzino de Geronimo

Mostra fotografia
Sede: “SAL Spazio Avanzamento Lavori” – Catania

Orario: 10.00 – 20.00 (orario continuato).

Marzo – Aprile 2012 |

Inaugurazione 17 marzo  ore 19.30.

Libidine/Libridine Libri d’Artista/Libri oggetto

dal multiplo all’opera unica e al digitale

Collezione Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista

Sede: Cafè letterario – Palazzo della Cultura

Orari: lunedì al sabato 9.30-13.00 / 16.00-19.00

Domenica 9.00 – 13.00

Ingresso gratuito.

Organizzazione Dietro Le Quinte Arte Via carcaci, 19 – Catania (Italy)

www.artfactory01.it

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SEDIE D’ARTISTA – Liceo Artistico di Enna

SEDIE D’ARTISTA – LICEO ARTISTICO REGIONALE DI ENNA

DAL 20 DICEMBRE 2011 AL 13 GENNAIO 2012

 

Sedie d’Artista

Artisti:

Calogero Barba, Nicola Busacca, Raimondo Ferlito, Lillo Giuliana, Franco Politano, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Franco Spena, Giusto Sucato, Agostino Tulumello.

“L’arte è per sua essenza novità,
anche le opinioni sull’arte dovrebbero essere nuove.
L’unico sistema vantaggioso per l’arte è la rivoluzione permanente”.
Jean Dubuffet

La presenza dell’oggetto come scelta d’espressione artistica 
e non tradizionale, contraddistingue una parte della ricerca estetica
 volta ad operare una profonda rivoluzione, o meglio, una frattura 
del linguaggio convenzionale, aprendo così nuovi orizzonti nella 
riflessione critica sul reale e sulla natura dell’arte.
 Già con Duchamp, gli oggetti che egli definiva ready made,
 diventano elementi che seppur desunti dalla quotidianità rivelano
 una dimensione “altra”; presenze atemporali private della loro storicità
 e funzione pratica per acquisire una ri-destinazione nel complesso
 sistema dell’arte, un’indagine critico-estetica che iniziata con dadaisti 
attraversa le avanguardie storiche e le ultime tendenze contemporanee.
 Quindi attraverso le preferenze dettate dal gusto, dall’immaginazione 
e dalla creatività dell’artista, l’oggetto sedia subisce variazioni,
contaminazioni che gli consentono di assumere forme inattese,
 modificandone la funzione d’uso. 
L’originalità di Sucato costituisce un valido esempio di intreccio 
tra tematiche dadaiste, escludendone l’assunto dissacratorio,
 ed elementi del movimento avanguardistico del costruttivismo,
 un processo artistico che tende ad esperire esteticamente l’oggetto,
depistandolo dalla sua finalità primaria per caricarsi di
una valenza simbolica, di un carattere semantico tale da comunicare
 nella finezza dello stile l’attualità linguistica.
 L’opera di Giuliana si caratterizza per le componenti concettuali,
nei quali si evince il netto distacco da tradizioni secolari.
 La concezione dell’arte come manifestazione della soggettiva
 dell’uomo cede il passo alla riflessione, a quel processo mentale
 distaccato che è proprio del teorico.
 La corporeità dell’oggetto nel suo essere “cosa” trascende i limiti di
 un ordinario snervante per elevarsi a strumento di analisi del rapporto
arte realtà, in cui l’elemento libro assume il valore di documento creativo.
 Il dato scultore, tratto specifico in Busacca,
 mette in evidenza l’azione intellettiva dell’artefice.
 La sedia si presta ad essere non rappresentazione
 bensì interpretazione di sé, ponendosi come dato tangibile
 che stabilisce un continuo divenire fra l’essere e l’universo, spazio e tempo.
 Se l’arte è comunicazione intersoggettiva attraverso linee, forme e colori,
 Barba rivela nella struttura razionale della sua opera,
 il desiderio di stabilire mediante un‘idioma singolare,
 autentico un “equilibrio instabile”, un’armonia formale sorretta 
dalla determinazione di creare un rapporto dialogico col fruitore.
 Il primo dato di percezione immediato
 quando si osserva un’opera è costituito dai materiali.
 Nel corso dei secoli sono stati diversi di quelli utilizzati dagli artisti,
 presi in natura o elaborati dall’uomo.
 Nel caso di Politano l’utilizzo del ferro mette in risalto una matrice di
 ascendenza etno-antropologica, dando vita ad una sedia-scultura che
 rimanda ai “reperti” della civiltà contadina, riverberi di forme arcaiche 
il cui scopo è il superamento di una modernità passata sulla base 
di informazioni dinamiche, introdotte nella contemporaneità storica,
e nel persistere del fascino di una “scultura” irregolare,
narrativa, indice di un atteggiamento creativo e personale.
 Anche Salamone ricorre alla natura con l’utilizzo di 
semi di farro, terra cruda e legno, quasi a voler palesare 
l’intimo rapporto dell’uomo contemporaneo con la natura.
 Da qui un raffronto giocato sul piano della rielaborazione
e della denuncia contro la sopraffazione dell’inganno tecnologico. 
Il lavoro di Spena cela, invece, nell’evidenza di forme flessuose 
ed etichette fantasiose, una poetica volta a rispecchiare
l’accidentalità e l’immanenza dell’oggetto, la combinazione cromatica
degli elementi che lo ricoprono, sono chiara testimonianza di uno 
studio attento alle tematiche delle ultime vicende artistiche,
segni di un procedimento operativo improntato sul “qui e ora”,
 dal quale scaturisce, con un pizzico d’ironia, una ”bellezza nascosta”,
 non ostentata ma definita.
 “Litteram sedes” di Tulumello esprime la concezione transitoria
 del vivere e del sapere supportata da una cultura postmoderna, 
che si esplica in una progettualità finalizzata ad arricchire l’oggetto
 di valenze semantiche, desunte da una metodologia di significati 
rispondenti ad uno stile che ben si adatta ad inattese contaminazioni.
 Le ricerche e le proposte d’intervento estetico svolte nel corso del 
novecento concordano su un punto fondamentale, ossia che l’artista
 debba realizzare opere non legate alla tradizione e quindi non mercificabili.
 Dunque occorreva che gli oggetti prendessero il sopravvento;
 occorreva l’esplosione di una società consumista per rendersi conto
dell’esistenza di una “popolazione di oggetti” utili e ordinari, pronti per
essere rivisitati, trasformati dal genio dell’immaginazione e della creatività.
 L’opera di Ferlito mostra nei caratteri originari della forma, il tentativo 
di liberarsi dai condizionamenti, dalle consuetudini
 ereditate da una memoria ormai avulsa da vecchie stratificazioni, 
dove la poetica del silenzio induce ad una visione contemplativa del
 fatto artistico, contribuendo a definirne le specifiche caratteristiche.
 Il predominio del gusto congiunto alla forza espressiva
contrassegnano l’opera della Riggi. 
Il segno conserva un senso linguistico, un’ondata ritmica che percorre
ed unifica l’intera struttura della sedia oggetto, un legamento sensibile
tra i diversi stati dell’essere, che si manifesta nell’annullamento di ogni 
limite o cesura, in una trascrizione armonica del moto dell’esistenza.
 L’intento della mostra è quello di presentare una serie di opere 
elaborate in modo soggettivo ed inusuale da parte di un selezionato 
gruppo di artisti, che nella loro personale rielaborazione 
della sedia oggetto, ci offrono uno spaccato
 degli orientamenti dell’odierna arte contemporanea.

Giovanna Cavarretta

                           

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