SALVATORE FRANGIAMORE (Mussomeli, 1853 -Roma, 1915) Pittore

 Nella "galleria" del Frangiamore anche le opere della Provincia     

Frangiamore muove i primi passi all’arte nella sua terra natìa che ben presto lascierà su consiglio e orientamento del suo protettore e mecenate culturale.

Nacque a Mussomeli il 25 marzo 1853. Effettuò i primi studi in paese. Nel 1869 grazie all’interessamento di don Giuseppe Giudici (fratello di Paolo Emiliani-Giudici) ebbe la possibilità di andare a studiare a Palermo presso l’Accademia del nudo. Successivamente continuò gli studi a Roma presso l’Istituto Superiore di Belle Arti.

Frangiamore fu eccellente ritrattista, infatti l’opera che lo rese noto nell’ambiente romano fu il ritratto di Umberto I. Morì a Roma nel 1915. Frangiamore muove i primi passi all’arte nella sua terra natìa che ben presto lascierà su consiglio e orientamento del suo protettore e mecenate culturale Giuseppe Giudici. A Palermo frequenta l’Accademia Belle Arti dove apprende le prime nozioni della grammatica del disegno e del colore, dopo un anno di studio preparatorio come da normativa allora vigente si reca a Roma dove continua lo studio accademico dell’anatomia applicata al corpo umano dai modelli viventi. Nel periodo romano produce una infinità di opere di genere, oggi in collezioni private difficilmente rintracciabili a causa delle piccole dimensioni, ma riceve anche molte commissioni come la decorazione della Villa Durante del noto Chirurgo e Senatore Francesco Durante a Roma (oggi sede dell’Ente di Previdenza dei Periti Industriali -EPPI) progettata da Giulio Podesti uno degli architetti più importanti della Roma post-unitaria del Regno d’Italia. Moltissime le opere da cavalletto con taglio neo-romantico che facilmente riusciva a vendere ai viaggiatori stranieri di passaggio, cosa oggi verificabile attraverso le vendite d’asta presenti sul mercato internazionale dove il Frangiamore si colloca a buon diritto con buone quotazioni. Altro campo d’azione era la ritrattistica di cui era un abile interprete sia nel somiglio, che negli incarnati, ricercando i dettagli dei panneggi e degli oggetti che riusciva a cogliere con una perizia calligrafica dal forte accento quasi fiammingo. A volte questa meticolosa attenzione della ricercatezza dei particolari distoglie l’osservatore dal cogliere l’aspetto psicologico del personaggio ritratto.

Calogero Barba

  

 

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